Sono le 16.29 e sta per scattare la pausa caffè di metà pomeriggio.
Gli atleti sono tesi, adrenalinici, ansiosi di saltare via dalle proprie scrivanie con un balzo da far impallidire una tigre del Bengala, dritti verso il benedetto quarto d'ora di respiro che attendono dalla fine della pausa pranzo.
Ma quello che oggi li attende non sarà un caffè. Sarà il re degli aperitivi gentilmente offerto da una collega che ha avuto l'illuminazione di cambiare posto di lavoro. Ma questa è un'altra storia.
I nostri atleti sono lì, scalpitano, sbavano.
Ed ecco il segnale....3...2....1.....SONO PARTITI.
Un testa a testa micidiale verso la terrazza per aggiudicarsi il primo bicchiere di spritz che è sempre quello venuto meglio. Si spalleggiano, si spintonano, si fanno la cianchetta. Sono agguerriti come le vecchie zitelle al lancio del bouquet.
Ecco che vediamo uscire dal gruppo la punta di diamante della squadra, smarca le donne dell'amministrazione e con un doppio salto mortale carpiato atterra sul tavolone, agguantando un bicchiere dell'agognata bevanda mentre con l'altra mano coglie al volo una manciata di patate unte come i capelli di alcuni disgustosi compagni delle medie.
Ed ecco che tracanna lo spritz come se niente fosse e soprattutto come se non soffrisse da due mesi di gastrite, lasciando i suoi avversari di sasso di fronte a tanta veemenza e incoscienza nei confronti della propria salute vacillante.
Bicchiere vuoto. Mani libere per rollare una sigaretta. La riempie, lecca la cartina e la chiude. Aziona l'accendino: la sigaretta è pressata come un Tampax e non si accende. Troppo tabacco. Ecco che fa una tirata, un'altra ancora, ed ecco che viene su un caccolone di tabacco. Lo ingoia, tossisce come un camionista e sputa un rospo.
Sofferente per il fuoco in gola e indignata per l'avanzo di mezza bottiglia di spritz da parte degli avversari atleticamente poco preparati si versa un secondo bicchiere e si rolla una seconda sigaretta. A questo punto ha inizio il rush finale.
La nostra campionessa si accorge che il quarto d'ora di pausa è terminato da ben dieci minuti, ecco che si catapulta verso la sua scrivania facendo gli scalini a quattro a quattro. Si dimentica di avere i sandali scivolosi e sfila l'ultimo gradino con una gengiva.
Si lancia con fare da tarantolata verso il telefono che squilla, risponde ad un cliente farfugliando cose senza senso e sfoderando dell'ironia di bassissima lega che probabilmente le costerà il licenziamento.
Non contenta, si alza dalla scrivania e corre verso il bagno per rispondere tempestivamente ad un richiamo della natura manifestatosi all'improvviso. Eccola, la vediamo entrare e barricarsi nei servizi ed espletare con grande soddisfazione i bisogni impellenti.
Si alza dalla tazza, fa per allacciarsi i pantaloni e si accorge che ha perso un bottone. Esce con espressione invasata dal bagno alla ricerca dell'oggetto perduto fra lo stupore dei colleghi, tenendosi con una mano i pantaloni come un amante colto sul fatto.
Un barlume di lucidità le ricorda che il bottone non è perduto ma solo nascosto nell'interno dei pantaloni, poichè oggi ha indossato quelli tristi da impiegata con le allacciature di sicurezza. Ma lei è ormai sola verso il traguardo, sicura della vittoria se ne frega della figura di cacca e riparte a sprombattuto
.
Allo strenuo delle forze corre senza fiato verso la sua postazione, ignora il suo capo che le chiede due preventivi urgenti che tanto non sarebbe in grado di fare, tenta due volte l'accesso al computer sbagliando la password, si collega al suo blog bestemmiando per la lentezza della connessione che poi scopre essere dovuta al fatto che nella foga ha inciampato nel cavo di rete e l'ha staccato.
Finalmente i due neuroni superstiti fanno contatto ed ecco che riesce ad accedere al suo sito dove può finalmente scrivere una sequela di stronzate senza senso riguardanti il fatto che ha bevuto due spritz in pausa ed è ciucca.
Ecco il traguardo farsi sempre più vicino.....ormai è fatta....sono le 18.27.....18.28.....18.29............ED E' WEEKEEEEEEEND!!!!!
sabato 31 maggio 2008
mercoledì 21 maggio 2008
Hasta el reflusso gastroesofageo siempre
Svegliarsi dopo aver sognato di dover ripetere la maturità, per di più interrogati da Sgarbi sull'altare di una chiesa gotica, può non essere un bel modo per iniziare la giornata.
E nemmeno affacciarsi alla finestra e constatare che siamo a maggio, ma sembra novembre.
Vogliamo parlare poi del fatto che il mio ricercatissimo taglio di capelli è diventato un informe toupè che mi fa assomigliare in modo imbarazzante a Nicoletta Orsomando?
Non tocchiamo nemmeno il capitolo salute, perchè potrei iniziare l'elenco delle innumerevoli cose che davano un senso alla mia vita e che ora la mia amica gastrite mi sta impedendo di mangiare e/o bere e/o fumare e/o che palle.
Però questa mattina le forze dell'universo mi stanno supportando nella lotta contro la metereopatia, e per qualche stranissima ragione sono molto allegra ed elettrizzata nonostante la pioggia incessante, l'aria appiccicaticcia e le pozzanghere.
Sarà forse perchè da un momento all'altro il postino suonerà per consegnarmi il FANTASTICO COSTUME DI WONDER WOMAN che ho recentemente acquistato su Ebay per ragioni che a voi umani non è dato di sapere?
Forse perchè domani sera al cinema si terrà l'anteprima dell'ULTIMO FILM DI INDIANA JONES che sto aspettando con l'ansia e l'eccitazione di un gatto davanti alla vetrina del macellaio??
Forse perchè a luglio... finalmente... dopo più di un anno di astinenza... potrò nuovamente godere di Vinicio dal vivo, per di più in uno scenario da quattro soldi come PIAZZA SAN MARCO??? Che è un po' come dire qualcuno di veramente fico che si esibisce in un posto estremamente fico...tipo chessò....i bbitols a dìsneilend.
Sarà l'unione simbiotica di questi motivi la ragione di cotanta allegrezza? O piuttosto la cecità nei confronti di tutto il lavoro che ho da fare e che sto bellamente ignorando?
Ai poster l'ardua sentenza, come disse un mio amico tipografo. (Scusate, è da tanto che lo volevo dì.)
E nemmeno affacciarsi alla finestra e constatare che siamo a maggio, ma sembra novembre.
Vogliamo parlare poi del fatto che il mio ricercatissimo taglio di capelli è diventato un informe toupè che mi fa assomigliare in modo imbarazzante a Nicoletta Orsomando?
Non tocchiamo nemmeno il capitolo salute, perchè potrei iniziare l'elenco delle innumerevoli cose che davano un senso alla mia vita e che ora la mia amica gastrite mi sta impedendo di mangiare e/o bere e/o fumare e/o che palle.
Però questa mattina le forze dell'universo mi stanno supportando nella lotta contro la metereopatia, e per qualche stranissima ragione sono molto allegra ed elettrizzata nonostante la pioggia incessante, l'aria appiccicaticcia e le pozzanghere.
Sarà forse perchè da un momento all'altro il postino suonerà per consegnarmi il FANTASTICO COSTUME DI WONDER WOMAN che ho recentemente acquistato su Ebay per ragioni che a voi umani non è dato di sapere?
Forse perchè domani sera al cinema si terrà l'anteprima dell'ULTIMO FILM DI INDIANA JONES che sto aspettando con l'ansia e l'eccitazione di un gatto davanti alla vetrina del macellaio??
Forse perchè a luglio... finalmente... dopo più di un anno di astinenza... potrò nuovamente godere di Vinicio dal vivo, per di più in uno scenario da quattro soldi come PIAZZA SAN MARCO??? Che è un po' come dire qualcuno di veramente fico che si esibisce in un posto estremamente fico...tipo chessò....i bbitols a dìsneilend.
Sarà l'unione simbiotica di questi motivi la ragione di cotanta allegrezza? O piuttosto la cecità nei confronti di tutto il lavoro che ho da fare e che sto bellamente ignorando?
Ai poster l'ardua sentenza, come disse un mio amico tipografo. (Scusate, è da tanto che lo volevo dì.)
giovedì 24 aprile 2008
Onanismo cerebrale.
Sono giorni strani.
Sono giorni in cui il cervello sembra davvero troppo grosso rispetto alla testa, picchia e spinge come i buzzurri sull'autobus. E naturalmente ad eccedere non è la materia grigia, ma la massa informe di pensieri inutili che invece che dissiparsi si ammucchiano come i panni sporchi nella cesta del bucato.
Giorni in cui l'umana condizione è troppo simile ad un calcinculo. Sparati in aria su un seggiolino malfermo ci agitiamo nel mondo che ci gira intorno all'impazzata verso un pennacchioso obiettivo, che aspetta appeso a un palo di essere acciuffato per assegnare il paradossale premio di ricominciare tutto il giro da capo. Vacuità, affanno e pennacchi.
Giorni in cui vorrei che il tempo durasse di più, che le sigarette fossero un toccasana per i polmoni, che la gente fosse un po' più simpatica, che la morte fosse facoltativa, che ci fosse una platea ad assistere quando cantando sotto la doccia mi esce un virtuosismo alla Billie Holiday che non tornerà mai più in pubblico. Giorni di utopia.
Sono giorni strani, fatti di sensazioni strane. Belle spesso, per lo più bizzarre o incomprensibili, ma sento che devo conservarle. E me le metto via meticolosamente, una ad una. Le catalogo, le conto, le annuso, le riguardo.
Io so che c'è dell'altro per me ad attendere, ma devo portare pazienza. Sono un nano sotto una pianta che agita i suoi braccini tozzi per arrivare alla mela sul ramo più alto. Dovrei solo sedermi e aspettare che la mela cada quando è ora. Forse smetterei di avere i crampi e di patire la mia nanica condizione. Mens sana in corpore insano.
Forse quello che mi frega è la mancanza di un programma. Tutti dovremmo averne uno, dovrebbero consegnarcelo in sala parto appena nati, come a teatro. Sarebbe così comodo. L'incostanza è l'unica cosa in cui sono costante, disse qualcuno. Ma non mi ricordo chi, sono incostante anche nel tenere a mente le cose.
Sono giorni in cui il cervello sembra davvero troppo grosso rispetto alla testa, picchia e spinge come i buzzurri sull'autobus. E naturalmente ad eccedere non è la materia grigia, ma la massa informe di pensieri inutili che invece che dissiparsi si ammucchiano come i panni sporchi nella cesta del bucato.
Giorni in cui l'umana condizione è troppo simile ad un calcinculo. Sparati in aria su un seggiolino malfermo ci agitiamo nel mondo che ci gira intorno all'impazzata verso un pennacchioso obiettivo, che aspetta appeso a un palo di essere acciuffato per assegnare il paradossale premio di ricominciare tutto il giro da capo. Vacuità, affanno e pennacchi.
Giorni in cui vorrei che il tempo durasse di più, che le sigarette fossero un toccasana per i polmoni, che la gente fosse un po' più simpatica, che la morte fosse facoltativa, che ci fosse una platea ad assistere quando cantando sotto la doccia mi esce un virtuosismo alla Billie Holiday che non tornerà mai più in pubblico. Giorni di utopia.
Sono giorni strani, fatti di sensazioni strane. Belle spesso, per lo più bizzarre o incomprensibili, ma sento che devo conservarle. E me le metto via meticolosamente, una ad una. Le catalogo, le conto, le annuso, le riguardo.
Io so che c'è dell'altro per me ad attendere, ma devo portare pazienza. Sono un nano sotto una pianta che agita i suoi braccini tozzi per arrivare alla mela sul ramo più alto. Dovrei solo sedermi e aspettare che la mela cada quando è ora. Forse smetterei di avere i crampi e di patire la mia nanica condizione. Mens sana in corpore insano.
Forse quello che mi frega è la mancanza di un programma. Tutti dovremmo averne uno, dovrebbero consegnarcelo in sala parto appena nati, come a teatro. Sarebbe così comodo. L'incostanza è l'unica cosa in cui sono costante, disse qualcuno. Ma non mi ricordo chi, sono incostante anche nel tenere a mente le cose.
giovedì 27 marzo 2008
Double face.
L’altro giorno guardandomi allo specchio mi sono annoiata.
Quasi trent’anni sempre con la stessa faccia.
E ho pensato che ogni tanto sarebbe bello poterla cambiare, vivere indossando i connotati di qualcun altro per un po’.
Che progressi! - mi sono detta - Sto sconfiggendo il mio terrore dei cambiamenti!
Ma poi ho realizzato: quello che mi alletta di più è la sensazione rassicurante di svegliarmi una mattina e ritrovare di nuovo il mio volto di sempre.
Quasi trent’anni sempre con la stessa faccia.
E ho pensato che ogni tanto sarebbe bello poterla cambiare, vivere indossando i connotati di qualcun altro per un po’.
Che progressi! - mi sono detta - Sto sconfiggendo il mio terrore dei cambiamenti!
Ma poi ho realizzato: quello che mi alletta di più è la sensazione rassicurante di svegliarmi una mattina e ritrovare di nuovo il mio volto di sempre.
venerdì 21 marzo 2008
Ti voglio bene, mondo crudele.
Mi piace andare d’accordo con le persone.
Mi piacciono i sorrisi, i grazie prego no davvero grazie a te, mi piacciono le smancerie e le pacche sulle spalle.
Non posso farci nulla. Spesso tento di autoconvincermi di essere una persona cinica e spietata, mi dipingo al prossimo con i rivoli di sangue alla bocca e fiera delle teste dei nemici che conservo appese in cantina.
Questo forse perchè è difficile confessare che il mio vero io è fatto di peluche e marzapane ad un mondo in cui vince chi fa la voce più grossa.
A me non piace fare la voce grossa. A me piace esprimermi in falsetto come il leader dei Cugini di Campagna dopo un potente calcio nelle palle.
E allora? Se questo vuol dire essere sempre l’ultima ruota del carro, beh io ci sto. Voglio proprio vedere dove cacchio arriva sto carro se gli tocca sbarellare solo su 3 ruote.
Mi piacciono i sorrisi, i grazie prego no davvero grazie a te, mi piacciono le smancerie e le pacche sulle spalle.
Non posso farci nulla. Spesso tento di autoconvincermi di essere una persona cinica e spietata, mi dipingo al prossimo con i rivoli di sangue alla bocca e fiera delle teste dei nemici che conservo appese in cantina.
Questo forse perchè è difficile confessare che il mio vero io è fatto di peluche e marzapane ad un mondo in cui vince chi fa la voce più grossa.
A me non piace fare la voce grossa. A me piace esprimermi in falsetto come il leader dei Cugini di Campagna dopo un potente calcio nelle palle.
E allora? Se questo vuol dire essere sempre l’ultima ruota del carro, beh io ci sto. Voglio proprio vedere dove cacchio arriva sto carro se gli tocca sbarellare solo su 3 ruote.
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